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Lo scetticismo di Wall Street su Bitcoin alimenta speranze di fallimento di Strategy

Il dubbio di Wall Street su Bitcoin spinge alcuni investitori a volere il fallimento di MicroStrategy. Questa posizione nasce dalla diffidenza verso Bitcoin e dalla strategia di accumulo con leva finanziaria adottata dall’azienda.
Gli operatori della finanza tradizionale tifano apertamente per un inciampo di Strategy – la società quotata che detiene Bitcoin, precedentemente nota come MicroStrategy – e la ragione principale non è complessa: odiano Bitcoin.

A fare questa valutazione è Nate Geraci, CEO di Novadius Wealth Management, che il 4 giugno ha indicato qualcosa che, a suo dire, non aveva mai visto prima. Gli investitori di Wall Street sperano in modo visibile e trasparente che l’azienda fallisca. La lista delle critiche è lunga: scetticismo verso lo stesso Bitcoin, la strategia di accumulo con forte leva finanziaria, la leadership molto pubblicizzata di Michael Saylor e le preoccupazioni riguardanti la conformità normativa. Ma Eric Balchunas, analista ETF per Bloomberg, ha sintetizzato efficacemente: il motivo principale è il risentimento verso Bitcoin. Si tratta di un asset che suscita in alcuni addetti ai lavori della finanza tradizionale un’intensità di reazione rara in altri mercati.

L’ultima vendita di Bitcoin da parte di Strategy ha intensificato ulteriormente le critiche. La società ha reso noto di aver ridotto la propria esposizione, scatenando un immediato dibattito sulla sostenibilità di una strategia basata sull’indebitamento per acquistare e mantenere BTC. Poiché Strategy agisce di fatto come un proxy a leva su Bitcoin – il valore della società è ormai indissolubilmente legato al modo in cui il mercato valuta l’asset sottostante – ogni mossa diventa un referendum sul Bitcoin stesso.

Questa dinamica crea una struttura di incentivi insolita. Per hedge fund e investitori istituzionali scettici verso i cryptoasset, un tracollo di Strategy rappresenterebbe una prova concreta che la tesi Bitcoin non funziona su larga scala. Una società pubblica con un bilancio complesso e un operatore esperto al comando che punta tutto sull’accumulo di Bitcoin, per poi fallire, offrirebbe una contro-narrazione molto potente rispetto alla visione rialzista. Non sorprende che osservino con attenzione ogni indizio di debolezza.

La tensione riflette una frattura più profonda nella finanza istituzionale. I gestori di patrimoni più tradizionali e alcuni hedge fund considerano Bitcoin come una speculazione eccessiva, uno strumento più adatto all’entusiasmo dei piccoli investitori che a un valore fondamentale. La scommessa di Strategy – che Bitcoin renda più del costo del capitale nel medio-lungo termine – sfida direttamente questa ortodossia. Se l’azienda avrà successo e produrrà rendimenti pluriennali superiori ad analoghe posizioni azionarie, avrà confermato una tesi rigettata da molti investitori tradizionali per principio. Se invece fallirà a causa della leva finanziaria, darà loro ragione.

Per i trader che detengono Bitcoin o considerano Strategy come veicolo di esposizione, lo scenario diventa più complesso. È importante monitorare il prossimo bilancio trimestrale di Strategy e qualunque informazione aggiuntiva riguardi i rapporti di leva finanziaria e i costi di indebitamento. Se l’azienda riuscirà a mantenere la sua posizione in Bitcoin durante un mercato ribassista prolungato o a sfruttare i rimbalzi per aumentare le riserve, metterà a tacere le previsioni pessimiste. Se invece sarà costretta a vendite forzate, tutte le ipotesi cambieranno rapidamente.